Messina, 1872

Trentaseimila giorni

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Un volo magico

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Il mistero di Lithian

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Zauberflug

edition Lübbe

Zauberflug

edition Lübbe

Zauberflug

edition Lübbe

Qui in Sicilia a Gesso che nei miei romanzi chiamo Ibbiso col nome antico e qui con un fiore in testa a profumare l’aria e il desiderio.

Massimo Livadiotti, Arianna, 1992, olio su tela
Sempre nei miei romanzi ci sono aria, vento, terra, fuoco e mare.

Come nelle scatole cinesi scrivo. Una storia ne contiene un’altra e un’altra ancora. E sempre viaggio con l’irresponsabilità del cielo negli occhi.

Felice Beato, Coolie at Fujiyama, 1870 ca.
Quanti pesi abbiamo sulle spalle e pure per salire in alto. Come questo sherpa verso il sontuoso Fujiyama. Ma cerco sempre leggerezza.

Personaggi strani invento. Ognuno mosso da un’idea diversa da quella che sulla terra vive.

Scrivere del meraviglioso. Come quando al Planetario di Milano andavo con mio padre da bambina. E fuori c’era solo nebbia.

Qualcuno alla Fiera di Milano mi ha regalato questa fotografia satellitare. Una delle prime. Benedetto quel regalo. E’ cambiato lo sguardo allora. Dall’alto si vedono molte cose e meglio si comprendono. E la voglia di volare, poi.

Qui con Fernanda Pivano. Lei ha letto tutti i miei romanzi prima. Lei ha inventato i titoli. I titoli sono i suoi. E ora non so come fare. Che il cielo ti sia leggero, amica mia.

Ho girato il mondo, sempre una borsa sotto il letto pronta per partire. Così la danza degli struzzi di notte sul lago Tana, i cavalli in corsa in Mongolia, le barricate del golpe di Mosca nel 1991, l’alba di Gerusalemme sui suoi tetti, l’albero del drago e le murene di Socotra, la notte al Bronx, il tesoro del grano di Manaka, la Valle delle Meraviglie ad Harar piena di mine antiuomo, la biblioteca di Timbuctù e ancora poi. I ricordi più belli della mia vita.

A Noce, casa di campagna a Racalmuto, 6 luglio 1987, foto di Maria Sciascia
Leonardo Sciascia mi ha detto: “Una storia si può scrivere in trenta pagine oppure in trecento. Scegli tu”. Scrivo le mie storie in trenta pagine. Come lui.

Kenzaburō Ōe, a Mondello, 1993, foto Enzo Barbieri
Kenzaburō Ōe si sveglia ogni mattina presto e va in piscina. Poi studia di Dante una terzina al giorno.

A Racalmuto, 1997, foto Alessandro Attanasio
Era il più bello, il più intelligente, il più tirchio, il più elegante, il più bravo incantatore di serpenti. Giulio Einaudi.

Qui Giuseppe Leone mi ha fotografato a Racalmuto. Dove ancora oggi vado in pellegrinaggio.

Qui a Vulcano. Una volta era un inferno di zolfo. Ora un vulcano tranquillo con un tappo pronto a saltare. C’è il fango caldo che fa sentire forti. A lui devo molta della mia energia e anche la salute.

J.Laurent, Dame avec mantille, 1863
Sole e mantiglia, luce e ombra, le faville di un giorno tranquillo d’estate, una fantasia senza tregua.

Ogawa Kazumasa, 1890
Con i piedi nell’acqua e mai sul fuoco. A cercare molluschi o una balena azzurra alla deriva. Il mare sempre immenso.

Autore ignoto, Messina, 1872
Torna e ritorna sempre il porto di Messina. Qui nel 1872 ma l’acqua è forse sempre quella che spinge verso mari lontani.

Alfredo Noack, Genova, 1870
C’è il momento tranquillo al porto e poi il mare aperto. Le vele spiegate e quelle riposte. Essere pronti al viaggio, sempre, nel mare e nel racconto.

Autore sconosciuto, 1880 ca.
Come costruire un’avventura. Da una calda scrivania si arriva in un momento alla neve prima della notte.

Kusakabe Kimbei, Samurai, 1880
Samurai così pronti. Con la spada nel giusto segno. Così molto concentrata prendo la penna e scrivo.

Baron Franz von Stillfried, Waterfall at Nikko, 1880
Ogni giorno come quest’uomo di spalle che contempla l’acqua. Un filo, uno scroscio, oppure interminate vastità di mare.

Kusakabe Kimbei, Umbrella maker, 1880
Questa circolarità e l’idea che il sole colpisce le cose belle e le fa splendere. Anche la pagina che qualche volta splende di luce sovrannaturale.

La zia Maria Grillo che è morta a 101 anni. Lascia a sedici la Sicilia per gli Stati Uniti e nel 1929 costruisce una fabbrica di alcool sottoterra. Dalla sua vita nasce Trentaseimila giorni.

Come mi piacerebbe entrare dentro una scultura di Arnaldo Pomodoro. Sculture e romanzi sono rivolte contro la realtà.

Con Enzo Sellerio ci davamo del “Voi”. Il tu e il lei, troppo in voga. “Come state oggi?” “Avete scritto? Cosa state leggendo?” e si rideva. Lasciare questo mondo per lui è tremenda nostalgia.

Fernanda, Tesoro caro, spero che nelle vaste praterie dove tu ora sei, non soffri il freddo. Ma sempre alla ricerca di un momento perfetto.

Giorgio Sommer, Eruzione, 1872
Abituata da sempre ad avere vulcani davanti, sotto il sedere, sulle onde. Ogni mattina saluto l’Etna e gli chiedo pure di non esplodere.

Questo è il mio capolavoro. Mia figlia Antonia Vespa nella mia pancia già con il suo naso forte. Ora parla molto e mi dice sempre “Raccontami una storia”.

Lui è mio marito Marco Vespa. Non scrivo aggettivi perché non gli piacciono.

L’ho trovata al mercato delle pulci. Una cartolina tridimensionale che tenevo appesa nella culla. Questa immagine ha scatenato in me la voglia di viaggio, quando gli occhi da bambini sono spugne e non gingilli. La voglia di attraversare il mare. Come nel mio nuovo romanzo che è ancora manoscritto.

Giorgione, 1508
Così mi sento adesso, estate 2013. Un occhio alla pagina che scrivo e uno a mia figlia Antonia. Vorrei che questo durasse per sempre.

Piero Becchetti che mi ha insegnato tutti o quasi tutti i segreti della fotografia antica. Non aveva nessuna voglia di lasciare il mondo. Il mondo che si guarda. “Sogno per non cessar di vedere”, come diceva Goethe.

Qui vivevo da bambina, a Milano, davanti alla Fiera e al Vigorelli. Da qui mi ricordo il concerto dei Beatles in terrazza sulle ginocchia di Biagio Semprini. Quello era un mondo ordinato ma anche esplosivo. Poi d’estate a Gesso, in Sicilia, dove mungevo la capra.

Tina Grillo, mia madre ridens. Sempre positiva e carica di ottimismo. Non lo perdere mai, mamma. Lo so che è l’epoca delle passioni tristi, ma chi se ne frega.

Nicola Giordano, mio padre sapiens, scienziato e uno dei più grandi esperti di catalisi nel mondo. Anche da lui le marmitte catalitiche e le celle a combustibile. Era di un paese sullo stretto di Messina e mia madre pure è nata vicino a Messina e si sono conosciuti al porto di New York. Pane e chimica abbiamo mangiato per anni. La chimica del mondo e dei sentimenti. Ancora adesso credo nelle invisibili formule che rendono perfetta una pagina.

© Carmelo Bongiorno, 2009

Frédéric Boissonas et André Taponier, ca.1900
Avere un figlio per una donna è vivere almeno per un po’ dentro un’ampolla. Questo non allontana dalla penna, anzi con un figlio la penna diventa chiara. Perché con chiarezza una madre parla per ore al suo bambino.

Timbuctù, gennaio 2002, foto di Marco Vespa
Oh, Timbuctù, quel mare di sabbia chiara ed invadente, quel sentimento di fine del mondo. E un silenzio che ho sentito solo lì.

Giorgio Sommer, Scrivano pubblico, 1860/1870, lastra ristampata da Giuseppe Incorpora dopo il 1880
Antica professione quella dello scrivano e un tempo così preziosa. Pochi a scrivere e leggere e le parole erano importanti. E poi la penna d’oca che lui tiene in mano. Con la penna si vola e si viaggia.

Foto Reina, Catania, febbraio 1955 e il bambino si chiama Felicetto
Questa foto di bambino che suona la fisarmonica negli anni Cinquanta gira fra le mie carte. Vive con grazia e presto sarà grande. Ha le scarpe pulite e una traccia di sbucciatura di ginocchia. E porta nell’avventura della vita tutta la sua timidezza.

Anonimo, inizi Novecento
Ricama questa bambina di inizi Novecento a lume di lume fra carte e dietro una porta chiusa. Che bella cosa la concentrazione.

Robert Rive, 1870 ca.
Vivo a Catania che mi piace e non mi piace. Mi piace spesso immaginarla com’era. Avvolta nelle braccia della lava calda e fredda.

Alexandre Dumas fotografato da Nadar, 1864
Tengo questa fotografia di Dumas accanto quando scrivo. Fotografia di Nadar e pure c’è dietro il suo autografo elegante, a punta di penna, con una svirgolettatura da spadaccino. Tengo la sua faccia felice accanto come un nume tutelare e ogni tanto pure mi arriva la sua prosa di vento e veloce. E anche lo stupore di trattare sempre in modo nuovo storie di uomini e di donne.

Gesso, in provincia di Messina
Qui Gesso, la mia casa di campagna davanti a Stromboli che fuma e poi l'ombra dei ruderi del castello bizantino.

Il mio nuovo libro. Sto scrivendo una lunga storia di mare, anzi più storie di mare intrecciate. Che ci posso fare se la mia vita è stata segnata dal mare.

Il Libro delle parole, Richard Scarry, Mondadori, 1968
Le parole disegnano il mondo. Da questo libro inizia l’amore per le parole.

I Pensieri diversi di Ludwig Wittgenstein, Adelphi
Ho amato Wittgenstein come si ama a vent’anni, un amore assoluto, a perdersi. Quando l’amore dissoluto non conosce paura.

Prospettiva veneziana, Carlo Ponti, attr., 1860 ca.
Il mondo cambia faccia in poche ore. Non è così per un’architettura di Venezia. Non è così per una pagina ben scritta.

Dalla collezione di Piero Becchetti, Donna a cavallo, 1860 ca.
Ho generato libri e un essere vivente. Questo si può dire di me. E ho cavalcato la vita.

Autore anonimo, Giovane donna in bicicletta, anni Trenta
Vorrei avere quella bicicletta con i freni a bacchetta che i ladri mi hanno rubato. Vorrei vivere in anni più gentili.

Elio Luxardo, Roma, n.cat.3629, Attrice
Ci sono giorni benedetti dalla luce del sole che accarezza la pelle e un profumo di fiori di pesco nell’aria.

Berlin, 3 ottobre 1928, lo Zeppelin in volo sul cielo di Berlino
Quando lo Zeppelin volava nel cielo di Berlino. E tutti dicevano ooh ohh e poi è andato in fumo quel sogno di volare.

James Taylor Harris, postcard, Bristol, 1912
Ecco si guida la macchina con cura. Ma non con la stessa cura si guida la nostra vita.

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La Seicento e il bacio, anonimo
Che bacio, quasi Notorius. Questi due che non smettono di baciarsi a 80 anni.

Palermo, Cattedrale, stereoscopia, 1860 ca.
Qualche volta in Sicilia la luce taglia la faccia e i muri.

Mauro Ledru, La spiaggia nera di Vulcano, albumen print, 1880 ca.
Quel mare di Vulcano così caldo. Allora pochi uomini sulla terra e il vulcano riscaldava il pianeta freddo.

Luglio 2014, Premio Baia di Taormina
Qui per Il Premio Baia di Taormina. Scrivere è l’unica cosa che so fare bene.

Luigi Pirrone, Eruzione dell’Etna, 1910 ca.
Il fotografo Luigi Pirrone sale sull’Etna con l’amico Marinetti. Sempre pellegrinaggi sul cratere dove ancora esiste l’energia del mondo.

Cavalli in acqua in corsa, 1910 ca.
Correre come gitani sui cavalli in acqua. Così ci piace leggere.

Da una pagina delle Cronache di Norimberga, 1493
E’ la pagina di uno dei primi libri a stampa. Ora come allora leggere è immergersi nel mare, l’uomo con la donna.

Veliero in rada, 1860 ca.
Stare in rada con le vele basse pronti a partire verso mari nuovi. Il mare è sempre nuovo.

Veliero a gonfie vele, xilografia da un libro del 1924 stampato a Torino
Quante onde ci spingono ogni giorno. E diversi venti. Questa sarà la copertina del mio nuovo romanzo.

Luigi Capuana, autoritratto, 1900 ca.
Scrive Capuana: “Il Paradiso è quaggiù, mentre respiriamo e viviamo. Dopo, si diventa un pugno di cenere e tutto è finito.”

Italo Mussa e Man Ray, Roma, 1975, Palazzo delle Esposizioni
Italo mi diceva: “ Mi raccomando, piedi per terra e testa fra le nuvole.”

Milano, 13 marzo 1913, donna con cappello
Un cappello come sonda spaziale o giardino fiorito e dentro la sorgente e l’inferno.

Il Piroscafo Genova, 1912
Se potessi allontanarmi col piroscafo da certe noiosissime giornate.

Ogawa Kazumasa, Loto (Hasu), collotipo, 1895
Hai presente la bellezza di un attimo? Eccola qua.

Un frammento di pala di Giovanni Bellini, Venezia, Galleria dell’Accademia, Alberello e cartiglio, 1500-1502
In un angolo Giovanni Bellini dipinge così: “Ioannes Bellinus mepinxit”, “Giovanni Bellini mi ha dipinto”. L’opera parla da sola e l’autore presto scompare.

Ritratto di donna, 1925 ca.
Oh, no, i romanzi italiani contemporanei.